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Juve-Inter: 1-1, nervosismo ed ingenuità

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cuadrado juve inter
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Questa partita d’andata della semifinale di Coppa Italia sarebbe potuta andare meglio, ma pure peggio.
A mente fredda diremo che in fondo il risultato è giusto. Ai punti l’avrebbe vinta l’Inter che ha attaccato molto più di noi e condotto a grandi tratti la partita.
A caldo però aver subito un pareggio su rigore (preceduto da un probabile fallo in attacco) a 20 secondi dal termine fa incazzare come poche cose nella vita.

Tant’è: 1 a 1 e palla a centro… per il ritorno.

Oggi partita di sacrificio difensivo. Non si capisce se dipenda dal fatto che i nostri siano poco in palla o dal fatto che gli avversari siano più motivati perché vogliosi di rivincita dopo le ultime sconfitte. Ad ogni modo la Juve gioca una partita brutta, qualcuno più di altri. Poca aggressività e zero lucidità nelle poche occasioni offensive (parola grossa). Vlahovic è l’ombra di quello che dovrebbe essere, Di Maria è in giornata no. Chiesa quando entra vorrebbe spaccare il mondo ma non si rende conto che alcune palle vadano giocate con meno foga. L’asse della squadra spostato nella nostra metà campo ci porta a guardare giocare gli altri più di quanto si cerchi di giocare noi.

Ma il calcio è strano, si sa, e tra un contropiede e l’altro ci ritroviamo in vantaggio 1-0 all’83’. Juan Cuadrado ringrazia il cielo e noi con lui.
Mancano 10 minuti ma è chiaro a tutti che non sia finita. Quando a 30 secondi dal termine del recupero un cross in area viene intercettato di mano da Bremer il rigore è inevitabile (salvo guardare il precedente fallo di Dumfries che salta su Kostic ma non avremmo potuto sperare in un’interpretazione differente dopo le tante polemiche posteriori alla sfida di campionato). Lukaku spiazza Perin, 1-1.

Da quel momento al triplice fischio è solo nervosismo, rissa e stronzate da una parte – Lukaku e Handanovic – e dall’altra – Cuadrado – che con tutta la scaltrezza che contraddistingue i giocatori di calcio riescono a prendere un rosso a testa a partita ormai finita. A conti fatti in termini tecnici perdiamo più noi che loro. Ci vediamo a San Siro, speriamo con un altro spirito.

Promossi:
Danilo: c’è sempre nei momenti in cui serve.
Gatti: nessuna sbavatura e sicurezza da titolare
Perin: sul rigore non sapremo mai come sarebbe andata con in porta il polacco. La parata su Brozovic però rassicura sul fatto che sia più di una riserva.

Bocciati:
Vlahovic: il colpo di testa non è il suo miglior numero, non lo è nemmeno la difesa della palla. Sul resto, non ci prova nemmeno.
Di Maria: quando ha un passaggio a vuoto come oggi diventa un peso per la squadra
Cuadrado: segnare serve a poco se poi ti fai buttare fuori senza alcun motivo a partita finita e salterai il match decisivo.
Bremer: il fallo di mano all’ultimo minuto rovina una buona prestazione e compromette il passaggio del turno


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