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Genoa – Juve 1-1. Quando il muso è troppo corto.

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C’è poco da dire su questo sciagurato pareggio. Semplicemente viene meno il principale valore acquisito dalla squadra questa stagione: la capacità di tenere gambe e testa in partita per tutti i 90 minuti.

Nel primo tempo il Genoa sembra la vittima predestinata. Per lo più aspetta. E così nell’unico nostro vero affondo Chiesa si procura e realizza un rigore. Dovremmo insistere, raddoppiare. Tuttavia, come da nostro DNA, restiamo in controllo senza affannarci. L’occasione mancata dagli avversari in chiusura di tempo dovrebbe suonare da avvertimento, invece…

… invece, nella ripresa, a due minuti dal rientro, come un fulmine a ciel sereno arriva il pareggio del Genoa. Dopo un rimpallo fortunoso, combinazione al volo in fase d’attacco del Genoa finalizzata in spaccata da Gudmundsson lasciato incredibilmente solo da una difesa piazzata male come raramente capita. Testa fuori dalla partita.

Ci si aspetta una reazione, il tempo ci sarebbe. Invece a fare la Juve non siamo noi, è il Genoa che attacca e acquisisce fiducia per la successiva mezz’ora. Ad un certo punto potrebbe succedere persino di andare sotto. A nulla servono i cambi, alcuni arrivati davvero tardi, alcuni inutili. Ci svegliamo solo negli ultimi 10 minuti, provandoci, guadagnando qualche angolo e un tocco di mano in area che né arbitro né VAR valutano come tale e dunque niente rigore. Troppo poco per potersela prendere più con loro che con noi stessi. 

Aspettando il possibile allungo dell’Inter torniamo a casa con la consapevolezza che con l’approccio del corto muso, quello dell’1-0 da difendere fino alla fine, non sempre può andare bene. Oggi di sicuro no.

Peggiori

Miretti: tocca 4 forse 5 palloni in tutta la partita dimostrandosi inutile. Come sempre. Che giochi lui e non chiunque altro resta un mistero.

Weah, entra al minuto 68 e in 20 minuti non fa assolutamente nulla. 

Vlahovic: la cosa migliore della sua partita è la cessione a Chiesa del pallone per calciare il rigore al posto suo. 

Migliori

Mckennie: corre e recupera palle dall’inizio alla fine. Il suo lo fa come sempre in questa stagione. Purtroppo spesso sembra l’unico capace di quel ritmo.

Chiesa: quando si accende fa la differenza, patrimonio nazionale che andrebbe messo più spesso nelle condizioni di incidere. Anche lui però nel secondo tempo si spegne.

Cambiaso: una partita convincente per tecnica e dinamismo. Tra gli uomini di fascia forse il migliore. 


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