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Fiorentina-Juve. 0-1. Sotto-Assedio

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Se vogliamo vederla in maniera matematica è meglio segnare nei primi minuti come oggi che all’ultimo secondo utile come contro il Verona. Se, invece, vogliamo vedere una partita anche solo decente da parte dei nostri bisogna augurarsi esattamente il contrario.

Andare sull’1-0 al decimo del primo tempo è garanzia di remi in barca e resistenza al forcing avversario per i restanti 80 minuti. Lo è da sempre da quando c’è Allegri. Quest’anno qualche volta non è stato così ma, alla lunga e contro le squadre più propositive, l’anima del mister viene fuori in tutta la sua brutta concretezza. Questo è stato oggi. Fortino contro l’assedio viola.

Se fossimo una squadra di bassa classifica si direbbe che ci difendiamo alla grande. I laterali limitano i cross avversari, i centrocampisti non lasciano spazio alle trame avversarie, i centrali prendono tutte le palle alte e sui pochi tiri che arrivano verso la porta il portiere si distende e para come pochi. Alla fine, oggi, saranno 60 le respinte difensive.

Un dettaglio: siamo la Juve e non una neopromossa. E allora soddisfatti di questo proprio non si può essere.

Vinciamo di corto muso. Come al solito ultimamente. Ancora senza subire gol. Facendo segnare “addirittura” Miretti al termine di una bellissima azione (e allora le sappiamo fare?!).

Portiamoci a casa questo. Unici a tenere ancora aperto un campionato che pare ormai indirizzato. Di questi tempi è oro. E chissà che alla fine, dai e dai, non si finisca anche noi tifosi per godere di questa strenua capacità di difendersi. Mai dire mai. O si?!

Migliori:

Rugani: una di quelle partite in cui sei felice di avere lui come centrale di riserva e che Alex Sandro sia ancora acciaccato.

Mckenny: corre e corre e corre. Difende, attacca, cuce, non molla un centimetro. In partite di questo tipo risulta fondamentale.

Locatelli: non potendo fare il regista arretrato fa a larghi tratti il terzo centrale di difesa. E lo fa bene.

Peggiori:

Vlahovic: entra a 20’ dalla fine e sbaglia quasi tutto tra passaggi, tiri e sopratutto posizionamento in campo in occasione delle poche occasioni d’attacco. A un minuto dal fischio finale non riesce nemmeno a tenere la palla sulla bandierina del calcio d’angolo.


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