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Monza-Juventus, il punto di non ritorno

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In certi momenti occorre fissare un limite. Un limite oltre il quale si sceglie di non accettare lo stato delle cose. Un confine che divide la sofferenza per una situazione dalla presa di coscienza che in quel modo non si può più andare avanti.

Monza-Juve è quel limite.

Perché finisce 1-0 per il Monza. Il Monza, una squadra messa in piedi dal Berlusca e dal suo fido braccio destro a suon di avanzi di altre squadre di serie A. Un avversario con il destino già segnato – tornerà in B – tant’è che dopo 6 giornate e un solo punto raccolto avevano deciso di cambiare allenatore affidandosi alla nostra vecchia conoscenza Raffaele Palladino (allenatore da un quarto d’ora).

Monza-Juve è quel limite.

Perché Di Maria si fa cacciare come l’ultimo dei pivelli. O come il primo. Un giocatore acquistato, nonostante il “capriccio” di voler venire solo per un anno, perché comunque sarebbe stato decisivo, avrebbe dato spettacolo, avrebbe insegnato ai giovani. Fino ad ora ha insegnato: a firmare contratti milionari nonostante una condizione fisica precaria, a non chiedere scusa alla curva dopo una partita persa quando tutti i compagni lo stanno facendo, a lamentarsi dei cambi dell’allenatore mentre viene ripreso dalle telecamere e, oggi, a farsi espellere tirando gomitate in una partita contro un avversario a cui i trucchi del calcio dovrebbe insegnarli, non farseli insegnare.

Monza-Juve è quel limite.

Perché di nuovo, ormai non si contano più le partite, non si vedono in campo né mezza trama di gioco, né un filo di rabbia e orgoglio che a questo punto, tra pressioni di tifo e media un normale essere umano dovrebbe avere. Invece no, tutti in stato catatonico come fossero appena stati presi per strada e catapultati su un pianeta sconosciuto.
Quando Allegri ripete: “dobbiamo solo abbassare la testa e lavorare” e poi alla partita dopo il risultato di quel “lavoro” non si vede è chiaro che qualcosa non funzioni.

Monza-Juve è quel limite.

Perché guardando la partita del nostro (ma in prestito al Monza) Nicolò Rovella capisci che non è (solo) questione di uomini ma sopratutto di chi li gestisce tanto in campo (mister e preparatori) quanto fuori dal campo (la società). Se fosse una questione di uomini quelli che reputiamo i meno pronti dandoli in prestito o vendendoli non dovrebbero risultare tra i migliori in campo nelle squadre in cui vanno. Invece è quello che succede. È un caso che Bentancur e Kulusewski stiano giocando bene al Tottenham? È un caso che Dybala stia trascinando la Roma? È un caso che Luca Pellegrini sia diventato idolo dei tifosi dell’Eintracht?
Rovella è solo uno di quelli che si aggiunge alla lista. Reputato sacrificabile in nome di Miretti e Fagioli, due giovani che mi piacciono tanto ma che, rispetto all’ex Genoa, avevano zero esperienza in serie A (e si sta vedendo).
Qualcuno sa se è possibile vendere o dare in prestito la triade qui sotto?
Forse a sto giro sarebbe l’unica sacrosanta uscita su cui puntare.

In certi momenti occorre fissare un limite. Monza-Juve è quel limite.

Adesso bisogna prendere il coraggio a due mani, obbligare Allegri alle dimissioni, cambiare tutto il team di preparazione atletica e motivazionale (alla Juve c’è pure quello anche se non sembra affatto) e, qualora fosse possibile, invitare all’esodo anche la triade gestionale che ha raggiunto il risultato storico di farci essere fuori da tutto prima di Ottobre.


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1 commento su “Monza-Juventus, il punto di non ritorno”

  1. Dal secondo tempo col Benfica non guardo più partite della Juventus quindi mi fido di quello che sostieni tu riguardo la partita con Monza.
    La preparazione atletica della Juve dà i suoi risultati in primavera: ma a cosa ci servirà se saremo fuori dalle coppe e a lottare per non retrocedere?
    Dal mio punto di vista è il gioco che manca, indipendentemente dai giocatori infortunati, squalificat o assenti per altre cause.
    Al momento non c’è da stare Allegri insomma.

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