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Juve: La risposta all’attuale crisi é nel passato

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dimissioni lippi juve 1999
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Era il 1999, un anno “dimenticabile” per il tifo bianconero. La prima era di Marcello Lippi era giunta al suo tramonto. Nei quattro anni precedenti aveva vinto tutto: tre Scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Supercoppa Europea, una Champions League (con altre due finali raggiunte e poi ahi noi perse) e una Coppa Intercontinentale. Il ciclo era esaurito. Forse perché era finita quella che lui chiamava “fame”. E vorrei vedere, dopo tutto quel macinare calcio (bello a vedersi ma stancante per i giocatori) e quel mettere in fila trofei.

Fisiologico. Si dice così no?!

Era già deciso: la sua avventura sarebbe finita al termine della stagione e forse anche per quello la squadra era ancora meno motivata a seguire il suo condottiero. Una serie di risultati negativi tra pareggi e sconfitte consecutive, l’incapacità di andare in gol come in passato, uno spogliatoio con frange contrarie (si disse capeggiate da Deschamps e Conte) conditi dal grave infortunio dell’insostituibile leader Alessandro Del Piero dipinsero un quadro chiaro: non si sarebbe potuto andare avanti così. Ed ecco che il 9 Febbraio dopo l’ennesima batosta, la sconfitta per 2-4 in casa contro il Parma di Crespo e Chiesa (padre), il mister prende una decisione netta: rassegna le dimissioni prima del naturale termine del contratto.

Lippi avrebbe potuto appellarsi ad una campagne acquisti misera: la Juve quell’anno comprò gente come Mirkovic, Blanchard, Esnaider, un Perrotta ancora acerbo (oltre a un allora incompreso Henry). Avrebbe potuto parlare di mancanza di professionismo o di capacità tecniche di alcuni dei suoi uomini. Avrebbe potuto citare gli infortuni di Del Piero, Inzaghi e Ferrara. Invece disse: “ho provato a fare di tutto… questa è una squadra troppo fragile caratterialmente… non riesce ad esprimersi”. “Non merita di finire così… Se il problema sono io… mi prendo tutte le responsabilità e vi saluto”.

Non so quanti siano i punti in comune tra quel 1999 e questo 2022. Lascio a voi contarli e contare anche le differenze.

Di certo allora come oggi c’era una squadra senza carattere ma forse, a differenza della squadra di oggi, nel ’99 c’erano campioni che con giocate singole – penso su tutti a Zidane – riuscirono a tenerci a galla, a rimandare la rottura definitiva portando a casa diversi match e facendoci arrivare alla semifinale di Champions.

Allora come oggi un ciclo era finito. Quello di Lippi fu un ciclo composto da anni consecutivi, quello di Allegri era stato interrotto 3 anni fa forse prima della reale fine e si è poi finito di estinguere nella scorsa stagione. Ci stava non cogliere i segnali, ci stava provare a rimettere in piedi un team vincente come era stato fatto in passato. Ok. Ci abbiamo provato. Adesso però siamo nella stessa situazione di quel febbraio 1999. È evidente a tutti.

Il passato ritorna. Sarebbe bello che ritornasse anche quel modo di saper fare l’allenatore. Non saranno i milioni in più o in meno a fare la differenza nella vita dell’attuale mister, quello che potrebbe farla davvero in quanto uomo di sport e oggettivamente vincente è una decisione presa per il bene della squadra. Perché questa stagione “non merita di finire così”.


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