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Juve-Inter 1-1. Meglio la Davis.

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Partivamo sfavoriti. Oggettivamente. Uomini e gioco erano a vantaggio, netto, dell’Inter. 

Poi però ogni tifoso, giustamente, cerca appigli a cui aggrappare le proprie speranze. Il tifo casalingo, il filotto di risultati utili consecutivi e infine un Chiesa in gran stato di forma. Sarebbe potuto succedere l’inaspettato. Avremmo potuto vincere e tornare lì in cima alla classifica.

Guardando la prima metà del primo tempo possiamo dire che siamo partiti bene nella costruzione dell’impresa. Iniziamo pressando alti, non ci risparmiamo, corriamo tutti insieme. 

Al minuto 14 Chiesa si mangia un gol grande quanto una casa. Poco male, sono prove generali. Al 27’ Dusan riconquista un pallone a centrocampo, lo passa a Chiesa che parte fino all’area di rigore, palla di nuovo al centro e piattone di Vlahovic all’angolino. 1-0.

Il pensiero del 99% degli juventini a quel punto è stato: “speriamo che ora non tirino i remi in barca”. Il pensiero di Allegri e dell’11 in campo è stato: “aspettiamoli”. Così smettiamo di giocare. Abbassiamo aggressività, tensione e iniziamo a muoverci anche male. L’Inter ci mette 6 minuti a pareggiare arrivando in porta partendo dal proprio per portiere con 4 passaggi praticamente senza subire contrasti. 1-1.

Gli ultimi 15 minuti del primo tempo non tocchiamo palla. La sensazione è che, senza una svolta, si andrà a perderla male. 

Per fortuna nostra l’Inter non fiuta il sangue che stiamo perdendo e, nel secondo tempo, rientra in campo poco combattiva e per nulla spietata. Al contrario noi torniamo dentro il match con la testa. Il risultato sono 45 minuti poco emozionanti in cui il pareggio – per varie ragioni – sembra essere l’obiettivo di entrambe le squadre. 

È così va, infatti. Tutti contenti e nessuno felice. 

Loro restano primi. 

Noi restiamo a due punti dalla vetta rimandando di un po’ la sentenza su chi vincerà lo scudetto.

Loro allo stadio si stringono mani. Noi a casa torniamo alla gioia di due ore prima con Sinner.

Dobbiamo accontentarci. Essere consapevoli che per tornare grandi ci vogliono uomini e “attitudine”. Tra infortuni, doping e ricambi di medio valore a noi mancano sopratutto i primi. L’attitudine, quella a non perdere di mano la partita invece, sembra essere la conquista migliore di questa stagione.

Se nel tennis abbiamo aspettato 47 anni per vincere di nuovo una coppa Davis allora, nel calcio, possiamo attendere ancora un po’ per giocarci un traguardo degno di questo nome. 

Peggiori:

Bremer: sul gol del pari concede troppo spazio a Thuram lasciandolo libero di pensare e crossare.

Gatti: sul gol dell’Inter si fa fregare dal movimento ad attaccare il primo palo di Lautaro. Bravo l’avversario, per carità, ma il livello del difensore top si vede in questi casi. Tanto più se hai studiato l’avversario e sai che farà quella roba lì. 

Rabiot: prestazione sufficiente ma oggi ha più difeso che costruito. Non basta. Quando succede questo è difficile che si inneschino azioni pericolose se non da iniziative dei singoli.

Migliori:

Vlahovic: costruisce, insieme a Chiesa, un gol da urlo (infatti abbiamo urlato). Si muove con più intelligenza del solito anche se poi, nel secondo tempo sembra risentire dei pochi minuti nelle gambe dell’ultimo periodo. 

Chiesa (quello del primo tempo): quando strappa senti che stia per spaccare il mondo. Qualche volta succede, altre no ma resta lui l’unico a dare la sensazione di poter ribaltare i pronostici. Peccato per un secondo tempo da desaparecidos. 


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